Vigo di Fassa Estate Inverno
Seleziona data Seleziona data
Vigo di Fassa sorge nel centro geografico della Val di Fassa, in uno dei suoi punti più ampi e soleggiati. I primi insediamenti in questo luogo risalgono addirittura alla preistoria, ma erano localizzati più a monte, dove adesso si trova la chiesa di Santa Giuliana: qui ergeva un “castelliere”, insediamento fortificato non dissimile da quello più famoso del Doss dei Pigui sopra Campitello, ma probabilmente adibito a scopi religiosi o rituali più che difensivi.
Il paese fu in seguito riedificato più in basso, dopo una rovinosa frana che lo aveva completamente distrutto: durante tutto il periodo tirolese (dal basso medioevo alla Grande Guerra) fu il centro religioso e politico della Valle: era infatti sede del potere religioso locale, presso la Pieve di San Giovanni, e di quello secolare, il Giudizio che operava nella Torn de Vich, oltre che della Comunità Generale di Fassa (principale mezzo di autogoverno della gente locale, che amministrava i boschi ed i pascoli tramite regole e vicinie corrispondenti agli odierni comuni e frazioni) e di uno dei gruppi di Schützen che provvedevano alla difesa della valle. Qui vissero anche le sole famiglie nobili locali, i Massar ed i Savoy, e qui si gettarono le basi del turismo dolomitico, con l’Albergo Corona, aperto nel 1806 da Antonio Rizzi e tuttora in attività.
Oggi Vigo conta poco più di un migliaio di abitanti; l’economia è prettamente turistica, punto di partenza ideale per le escursioni estive e apprezzata stazione sciistica invernale; ma sopravvivono anche alcune attività agricole ed artigianali tradizionali. Assai vivace, come del resto in tutta la valle, il senso dell’identità ladina: San Giovanni è sede dell’Istitut Cultural Ladin “Majon di Fascegn” e del Mujeo Ladin de Fascia, tappe obbligate per tutti coloro che nutrano interesse per questa minoranza etnico-linguistica così antica e peculiare.

VAL
L’odierna Strada de Val è il più antico nucleo abitativo di Vigo, cui in origine si affiancavano soltanto il centro religioso di San Giovanni e le frazioni. Conserva ancora molto del suo aspetto antico, con la veccia segheria, una piccola fontana, un bel crocifisso, gli antichi tobié ed un grande rustico ancora in attività. Proprio al centro dell’insediamento, si trova il tobià più antico (1606 la data sull’architrave) fra quelli giunti intatti fino a noi.

SOLAR
Il rione compreso tra Strada de Solar e Strada de la Piazedela è quello che, nell’odierno centro del paese, più conserva la sua originaria fisionomia, con alcuni grandi tobié in parte conservati ed in parte ristrutturati come abitazioni. In corrispondenza di Strada de la Torn da Vich si trovava, come dice il nome stesso, la Torre, dove si amministrava la giustizia: era un edificio massiccio a pianta quadrata (simile a quella ancora visibile a Pozza, unica superstite nella valle) e fu distrutta nel 1935, quando aveva ormai perso da anni la sua funzione.


COSTA e LARCIONE’
Salendo da Val per Strada de Somcosta, si incontra un altro insediamento che conserva ancora tratti della fisionomia originaria accanto a costruzioni di recente edificazione.
Proseguendo ancora verso monte, attraverso i prati, si arriva a Larcioné (Larzonei, dal lat. Laricetu): altro tipico villaggio fassano con belle case ed antichi fienili. Qui si trova una delle costruzioni più singolari della valle: si tratta di un edificio che ospitava due famiglie su due piani separati, e fu quindi dotato di ben due forni sovrapposti per la cottura del pane; il fienile adiacente è stato recentemente ricostruito e adibito ad abitazione. Di fronte, un antico festil, fontana coperta con lavatoi per il bucato; da qui parte il sentiero che conduce fino a Tamion.

TAMION
È una frazione piuttosto isolata, che si trova su un’ampia terrazza panoramica a circa 4 km dal paese in direzione del Passo Costalunga: è un insediamento ancora molto tipico e tranquillo, nonostante la presenza di un unico albergo. In mezzo alle case con gli antichi fienili, fondati probabilmente nel settecento ma bruciati e ricostruiti a più riprese, c’è una piccola chiesetta dedicata alla Santissima Trinità, eretta nel 1708, come appare dalla data sopra la porta. Contiene un altare barocco in legno policromo, con un dipinto della Madonna Assunta. Le statue di San Nicolò, San Luigi e del Cristo Risorto furono rubate nel 1987, così quelle visibili attualmente sono delle copie; nella chiesa fa bella mostra di sé anche un quadro raffigurante Gesù alla colonna, probabilmente opera del Rovisi, noto pittore settecentesco di Moena.

VALONGIA
È un altro piccolo abitato lungo la Statale per Bolzano, a metà strada fra il paese e Tamion, che prende il nome dal latino vallis longa. Anche qui si respira ancora lo spirito di un tempo, anche se intaccato da un notevole sviluppo residenziale ed alberghiero: rimangono ancora ben visibili alcuni caratteristici tobié, nonostante il più importante, un maestoso rustico cinquecentesco, sia stato purtroppo demolito negli anni settanta. Anche in questa frazione troviamo una piccola chiesa, dedicata a San Giovanni Nepomuceno, fondata all’inizio del settecento ma profondamente rinnovata nel secolo scorso. All’interno si trovano le statue di San Floriano e San Giovanni Nepomuceno; le lunette dell’abside recano dipinti d’autore ignoto che raffigurano san Vito, Santa Giuliana che trafigge il diavolo tentatore e due cherubini. Si possono anche ammirare alcune più recenti opere dell’artista locale Maurizio Anes: i quattro evangelisti affrescati sulla volta e la tela dell’Ultima cena applicata all’antipendio dell’altare, eseguiti nel 1944; lo stesso pittore aveva affrescato la facciata con un grande Cristo risorto e le pareti interni con una Via Crucis, ma queste opere, rapidamente deperite, furono coperte in occasione di un successivo restauro. Fino allo scoppio della Prima Guerra Mondiale, in occasione della festa del 16 maggio, convenivano in questa chiesa anche gli abitanti di Nova Levante, paese di lingua tedesca che sorge sul versante altoatesino del Costalunga.

SEN JAN
L’odierna frazione, formante ormai quasi un tutt’uno con il resto del paese, si caratterizzava in passato per il suo ruolo di centro religioso e spirituale della valle, posto esattamente al centro del Decanato e per questo decisamente spostato verso valle rispetto al primitivo agglomerato abitativo. L’antico percorso della carrettiera che collegava i paesi fassani fra loro e con la Val di Fiemme seguiva l’attuale Strada de la Gejia: passava a monte della chiesa, rientrava costeggiando il lato ovest della Canonica e la facciata della Moniaria, percorreva l’antico ponte romanico che ancora scavalca il Ruf de Pantl per costeggiare l’antica Ciasa Soldà e proseguire poi verso Soraga.
Di fronte alla pieve, si trovano gli altri edifici legati alle necessità del culto. Anzitutto la grande canonica che, come si può intuire dalle dimensioni, ospitava un tempo un gran numero di primissari e cappellani, oltre al decano; il suo aspetto attuale si deve probabilmente ad un ampliamento in epoca napoleonica, così come raccontano le date incise in alcuni travi di sostegno del tetto. Adiacente è il tobià de la Pieif, anche questo originariamente destinato al sostentamento del clero: un magnifico esempio di “monumento fassano”, con annesso orto cintato, ristrutturato in modo molto rispettoso delle forme originarie per ospitare l’Istitut Cultural Ladin. Dietro la Canonica si trova invece la Ciasa del Monech dove, come dice il nome ladino, allogiava il sagrestano: è nel complesso piuttosto diroccata, ma si possono ben osservare un bel forno del pane ed il piccolo tobià sul lato rivolto all’Istituto Ladino. Proseguendo lungo l’antica strada, oltrepassato il ruscello, ci si imbatte nella Ciasa Soldà: era questa la dimora costruita dal cavaliere fassano di ritorno dalle crociate, nella prima metà del cinquecento. Il portone principale reca ancora parte delle decorazioni originali, in particolare un Cristo in passione sulla chiave di volta dell’arco a tutto sesto; sulla facciata rimangono a malapena leggibili una meridiana e alcuni simboli araldici. All’interno, l’atrio custodisce i resti di tre importantissimi affreschi di David Solbach: una battaglia, un banchetto ed una caccia alla rovescia (l’unica ancora di facile lettura).

Pagina iniziale Soci APT Links Contact
Dolomiti Network Dolomiti Meteo Dolomiti Tourist Dolomiti Gallery